Atletica Leggera: crescere sviluppando molteplici capacità

Atletica News

Pubblicato il: 24/06/2019



Circa un mese fa in Svizzera aveva stabilito il record italiano Allievi nel decathlon (6832 punti), ma questo non era stato omologato perché un paio di prove erano stata “aiutate” dal vento a favore. Nel week end ai Campionati Italiani di categoria di Agropoli Alessandro Sion è così tornato in pista con uno stimolo in più e ha raccolto ben 7064 punti; ha vinto il titolo tricolore, migliorato il primato nazionale di Marco Leone di oltre 300 lunghezze e ottenuto l’ottavo punteggio mondiale dell’anno. Torinese classe 2002, tesserato per la Safatletica Piemonte e allenato da Paolo Battaglino e Riccardo Frati, Alessandro ha migliorato i propri personali su 400 metri (54’’42), 110 ostacoli (14’’77), disco (47,67) e 1500 (4’54’’47). Di seguito le prestazioni nelle altre sei specialità: 100 metri (11’’76), lungo (6,68), peso (13,33), alto (1,89), asta (4,00) e giavellotto (57,71). “L’obiettivo erano i 7mila punti” ha dichiarato Alessandro al termine dei Campionati, “sono contento perché ho ottenuto buoni punteggi in tutte le prove, in quelle solitamente più congegnali ma anche nei 1500, quella che patisco maggiormente”. L’importante risultato di Alessandor Sion, ottenuto in una disciplina complessa e variegata come il decathlon, ci dà lo spunto per parlare dell’importanza di un’attività multilaterale – che non significa allenamento sulle prove multilpe – in età giovanile.

Uno studio pubblicato nel 1980, spesso citato nei corsi e nei manuali di settore, è quello condotto su saltatori in alto dell’ex Unione Sovietica. Gli atleti furono divisi in due gruppi omogenei ma allenati in modo diverso; il primo con lavori specifici (anche con sovraccarichi) fin dai 13 anni, il secondo con esercitazioni più generali e con una maggior specializzazione soltanto a partire dai 17 anni. Dopo i primi due anni (quindi all’età di 15) le prestazioni del primo gruppo risultavano notevolmente migliori rispetto a quelle del secondo gruppo, capace però di ridurre lo svantaggio nelle successive due stagioni (all’età di 17). Intorno ai 19 anni i ragazzi dei due gruppi saltavano più o meno le stesse misure e con il passare del tempo quelli del secondo gruppo iniziarono a ottenere prestazioni migliori. Non solo; gli atleti del primo gruppo raggiunsero il loro livello più elevato proprio intorno ai 19 anni, mentre gli altri continuarono a progredire ancora per molto tempo.

Le conclusioni del caso citato sono nelle parole riportate nel “Nuovo manuale dell’istruttore di atletica leggera” della Federazione Italiana: “l’allenamento giovanile deve basarsi su una molteplicità di esercitazioni, sempre comunque legate – e comunque collegate o utili – alle varie discipline dell’atletica, per creare una base sufficientemente ampia di esperienze motorie (coordinative e condizionali) capace di fare da supporto a esercitazioni sempre più complesse, articolate e finalizzate”. In altre parole, ragionando su un periodo medio-lungo, un lavoro di specializzazione verso una singola disciplina già a partire dalla primissima adolescenza è meno proficuo di un’attività multilaterale, svolta comunque nell’ambito dell’atletica leggera.

Svolgere un’attività multilaterale in età giovanile non significa in ogni caso allenarsi per le prove multiple. Significa dare al giovane atleta un bagaglio di capacità da cui attingere per una eventuale specializzazione successiva in uno dei vari settori dell’atletica: corse, lanci o salti. O prove multiple, che non sono semplicemente un “misto” o una base comune dei precedenti tre, ma una vera e propria disciplina con esercitazioni e metodologie di allenamento ad hoc.

Sempre secondo alcuni esempi citati nei manuali, è curioso notare come in ambito giovanile le prestazioni di atleti maschi e femmine di decathlon e eptathlon in alcune delle singole prove sono spesso confrontabili con quelle dei coetanei impegnati nelle singole specialità. Questo per le donne continua a valere anche successivamente. Alcune grandi eptathlete della storia hanno legato il proprio nome anche a specialità singole e in quest’ultime hanno ottenuto brillanti risultati proprio grazie alla loro preparazione nelle prove multiple.

Foto di Tonello Abozzi

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