Rugby a 7: CUS Torino tra i migliori in Italia nel rugby olimpico

News Rugby

Pubblicato il: 04/06/2019



Concluso il campionato di serie A, nell’ultima settimana di maggio 12 giocatori dell’Itinera CUS Torino Rugby sono volati a L’Aquila per la 73esima edizione dei Campionati Nazionali Universitari. Un traguardo raggiunto grazie alla vittoria nella fase interregionale di qualifica, tradizionale competizione per tutti i Centri Universitari Sportivi (CUS) d’Italia, nel quale il rugby si gioca nella sua variante a 7 e nel quale i ragazzi guidati da coach Lucas D’Angelo hanno confermato il terzo posto ottenuto nella passata edizione dell’evento. Nella finale per il bronzo hanno superato 19-17 il CUS Udine, lo stesso avversario (di ottimo livello) contro cui avevano perso la semifinale della passata stagione. Nella semifinale di quest’anno si sono invece fermati contro il CUS Parma, poi vincitore del titolo. Della brillante spedizione ha fatto parte anche Facundo Columba, mediano d’apertura, convocato nella nazionale italiana di rugby seven che nello scorso week end ha partecipato al torneo internazionale “Rovigo Rugby Festival”. Non è il primo ragazzo dell’Ad Maiora a vestire la maglia azzurra, che l’anno scorso finì sulle spalle di Alessio Lozzi, nato e cresciuto nel vivaio cussino.

La prima variante del rugby a 7 rispetto al rugby “classico” a 15 (union) è naturalmente il numero di giocatori in campo: 7, cui si aggiungono 5 riserve. Il campo ha però le stesse dimensioni nelle due specialità, motivo per cui nel “seven” gli spazi sono molto più ampi. Corsa, velocità e intensità caratterizzano il gioco molto più che la fisicità; si segna molto di più e le partite sono brevi, con due tempi da sette minuti separati da un breve intervallo per il cambio campo. In caso di parità è previsto un supplementare, con vittoria finale per la prima squadra che segna. Come nel rugby tradizionale esistono mischie e rimesse, cui partecipano tre giocatori per squadra. La trasformazione di una meta avviene calciando in drop, cioè di controbalzo dopo aver fatto cadere in terra la palla, e non sono previsti calci piazzati. A differenza del gioco “union”, inoltre, la squadra che calcia l’ovale dopo una meta è la stessa che l’ha realizzata.

“Nel rugby a 7 è possibile allenare molto le qualità individuali” spiega coach Lucas D’Angelo, “i passaggi, per esempio, devono essere generalmente più lunghi perché devono coprire distanze tra i giocatori che sono maggiori rispetto al rugby a 15. Rispetto a quest’ultimo, inoltre, i giocatori si trovano molto più spesso ad attaccare individualmente la linea difensiva avversaria; servono ‘gambe’ per correre, fintare i movimenti e cambiare direzione. Penso che il rugby a 7 aiuti anche gli atleti a sviluppare la propria personalità in campo. Si riceve molto più spesso il pallone, motivo per cui bisogna prendersi più responsabilità e saper scegliere la giocata migliore”.

Il rugby a 7 è stato introdotto alle Olimpiadi nel 2016. Per la palla ovale si è trattato di un ritorno ai Giochi 92 anni dopo l’edizione di Parigi del 1924, che tra le discipline del programma prevedeva anche il rugby tradizionale, presente alle Olimpiadi già dal 1900. La variante a 7 era nata qualche anno prima in Scozia, a Melrose, il 28 aprile del 1883. Fu Ned Haig, macellaio e giocatore della squadra a 15 locale, a idearlo, in occasione di una festa sportiva che coinvolgeva altre formazioni della zona in un torneo di rugby. Una di queste non si presentò rischiando di far saltare il torneo, ma su suggerimento di Haig le altre decisero di sfidarsi in un “seven a side” o “short rugby”. Non si conosce, tuttavia, il motivo per cui le squadre scelsero di giocare 7 contro 7.

Un’altra storia racconta invece che nel paese di Melrose si iniziò a praticare il rugby a 7 per il semplice fatto di non riuscire mai a raggiungere il numero di giocatori sufficiente per una partita a 15. Scherzando si dice anche che gli scozzesi l’abbiano inventato per “risparmiare”, perché da una squadra di rugby a 15 si possono formare due squadre a sette più un arbitro.

Prima di debuttare alle Olimpiadi il rugby seven ha fatto parte dei World Games dal 2001 al 2013; già dal 1993 si disputavano i Mondiali maschili, mentre quelli femminili furono introdotti nel 2009. In entrambe le competizioni iridate detiene il titolo la Nuova Zelanda, che però ai Giochi di Rio raccolse soltanto l’argento nel torneo femminile, battuta in finale dall’Australia. Tra gli uomini il rugby a 7 ha invece consegnato la prima storica medaglia – per giunta del metallo più prezioso – alle isole Figi, seguite sul podio da Gran Bretagna e Sudafrica.

Di seguito la squadra del CUS Torino vincitrice della medaglia di bronzo ai Campionati Nazionali Universitari. Tutti i giocatori militano nell’Itinera CUS Ad Maiora: Enrico Monfrino (trequarti ala), Giovanni Pedicini (pilone), Facundo Columba (mediano d’apertura), Piergaspare Spinelli (pilone), Elia Mantelli (mediano di mischia), Gianmarco Perrone (pilone), Gianmaria Cisi (centro), Massimiliano Bussolino (centro), Andrea Civita (tallonatore), Gregory Sacco (tallonatore), George Reeves (centro), Marco Monfrino (centro, ex giocatore del CUS Torino oggi in forza alla Pro Recco). A guidare la squadra il coach Lucas D’Angelo e il team manager Salvatore Fusco.

Foto CUS Torino

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