Quattro salti nel regolamento dei tuffi, alla vigilia degli Assoluti

News Tuffi

Pubblicato il: 23/05/2019



Per tanti appassionati degli sport acquatici uno dei momenti più attesi degli anni dispari è quello dei Mondiali di nuoto, che in questo 2019 si terranno a Gwangju, in Corea del Sud, dal 12 al 28 luglio. Come sempre la seconda metà dell’evento sarà dedicata al nuoto in vasca e alle fasi finali dei tornei di pallanuoto, mentre nei primi giorni si assegneranno le medaglie del nuoto di fondo in acque libere, del sincro e dei tuffi. Tutti almeno una volta siamo stati catturati da una gara di tuffi, dalle sue acrobazie e dalla perfezione atletica dei suoi interpreti, capaci di movimenti che la gran parte delle persone può soltanto immaginare. Praticamente ogni anno Torino ospita alla piscina Monumentale i Campionati Italiani Assoluti Invernali (indoor). È stato così anche nel marzo scorso, quando i due giovani padroni di casa Matilde Borello e Eduard Tibretti Gugiu, portacolori della Blu 2006, hanno vinto la medaglia d’argento rispettivamente dal trampolino 1 metro e dalla piattaforma. Entrambi saranno in gara nel fine settimana alle porte ai Campionati Italiani Assoluti Estivi e a Bolzano incontreranno tutti i migliori specialisti in campo nazionale, a caccia dei titoli tricolori e di una qualificazione ai Mondiali e agli Europei (Kiev, 5-11 agosto). Un’estate di tuffi ci attende e per non presentarci del tutto impreparati di fronte alla tv abbiamo pensato di proporre un “ripasso” di alcuni termini tecnici, ascoltati parecchie volte nelle telecronache.

Sei gruppi di tuffi
Secondo il regolamento internazionale della FINA, tutti i tuffi sono identificati da un codice di 3 o 4 cifre seguite da una lettera, con la prima cifra a indicare il gruppo cui appartiene il tuffo. Il gruppo avanti, contrassegnato dall’1, comprende i tuffi nei quali l’atleta salta guardando la piscina e ruota in avanti. Al gruppo indietro (2) appartengono invece i tuffi nei quali l’atleta salta con le spalle rivolte alla vasca (guardando il trampolino o la piattaforma) e effettua rotazioni all’indietro. I gruppi 3 e 4 sono rispettivamente rovesciato e ritornato. Nel ritornato la posizione di partenza è quella dell’indietro ma le rotazioni sono avanti, cioè verso il trampolino o la piattaforma. Discorso opposto per il rovesciato, nel quale si parte rivolti verso la vasca ma si ruota all’indietro. I tuffi del gruppo 5, poi, sono quello che contengono almeno un avvitamento, mentre quelli con partenza dalla posizione di verticale – previsti soltanto nella piattaforma – appartengono al gruppo 6.

Gli elementi del tuffo
Nei primi quattro gruppi la seconda cifra può essere 1 o 0 a seconda che il tuffo contenga o meno un’azione di volo, nel qual caso il tuffatore deve eseguire almeno una mezza rotazione in posizione tesa dopo lo stacco. Nei tuffi dei gruppi 5 e 6 la seconda cifra indica invece a quale dei primi quattro gruppi il tuffo appartiene: avanti (1), indietro (2) o rovesciato (3) e ritornato (4). In particolare, per quanto riguarda i tuffi dalla verticale, nell’avanti e nel rovesciato gli atleti partono con la schiena rivolta verso la vasca, ruotando rispettivamente avanti e indietro; nell’indietro si parte invece con la schiena rivolta verso la piattaforma e si ruota all’indietro. Nei tuffi dalla verticale non viene contemplato il ritornato, sostanzialmente impossibile da eseguire (immaginarlo per credere). In tutti i gruppi la terza cifra indica poi il numero di mezzi salti mortali (di mezze rotazioni) previsti. Nei gruppi 5 e 6, infine, la quarta cifra corrisponde ai mezzi avvitamenti da eseguire.

Alcuni esempi
In questo modo, il tuffo indicato nel regolamento con il numero 309 è un quadruplo salto mortale e mezzo rovesciato, mentre il 413 è un salto mortale e mezzo ritornato al volo; il 5154 è un doppio salto mortale e mezzo avanti con due avvitamenti e il 626 è un triplo salto mortale indietro senza avvitamenti con partenza dalla verticale. Per i tuffi dei primi cinque gruppi, nelle competizioni si sente quasi sempre parlare di salti mortali “e mezzo”, dove la mezza rotazione è quella necessaria per entrare in acqua rompendo la superficie con le mani. Nei tuffi dalla verticale, invece, un numero intero di salti mortali (cioè di rotazioni complete) consente un ingresso in acqua di testa. L’entrata con i piedi non è praticamente utilizzata in gare di alto livello (a parte ovviamente in quelle da grandi altezze), perché limita molto le “correzioni” del tuffo da parte dell’atleta – in fase di volo e in acqua –  e perché non viene ripagata da voti elevati dei giudici.

Chi ruota più in fretta
Tornando ai codici, la lettera conclusiva è quella che descrive la posizione assunta dall’atleta durante il tuffo: teso (A), carpiato (B), raggruppato (C) e libero (D). Il carpiato è la posizione con il corpo flesso sulle gambe distese, mentre nel raggruppato l’atleta porta le ginocchia al petto; in entrambi i casi i tuffatori, durante le rotazioni, utilizzano le braccia per tenere chiusa la posizione. Nella posizione tesa il corpo è dritto e le rotazioni si effettuano con le braccia lungo i fianchi o raccolte al petto. La posizione libera, infine, indica qualsiasi combinazione delle altre tre ed è usata soltanto in alcuni dei tuffi con avvitamento. Per una questione fisica, le rotazioni in posizione raggruppata sono più semplici e rapide rispetto a quelle in posizione carpiata, a loro volta più agevoli rispetto a quelle con il corpo teso.

Come calcolare il coefficiente
La posizione è pertanto uno dei parametri che determina il coefficiente di difficoltà del tuffo, quel numero che moltiplicato per la somma dei voti attribuiti dai giudici (quelli considerati, cioè una volta eliminati i più alti e i più bassi) determina il punteggio finale del tuffo. Il coefficiente aumenta ovviamente al crescere della difficoltà e si calcola sommando cinque addendi, ognuno dei quali rappresenta una componente del tuffo secondo tabelle e indicazioni riportate sul regolamento FINA. Si incrementa per esempio con il numero di salti mortali e avvitamenti e tiene conto dell’altezza del tuffo – trampolino 1 o 3 metri, piattaforma 5, 7,5 e 10 metri – dal momento che una caduta più lunga permette di compiere più rotazioni e più avvitamenti. Altro parametro è il gruppo (1-4 e 6), con i tuffi avanti che per esempio risultano più semplici rispetto ai ritornati. Il coefficiente può infine aumentare con un valore aggiuntivo, attribuito se il tuffatore – a seconda delle rotazioni che compie – non vede l’acqua finché l’azione del tuffo non è completata.

Foto di Diego Barbieri

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