Valter Audisio, 24 ore a piedi senza mai fermarsi

News Podismo

Pubblicato il: 23/04/2019



208,246 kilometri. Qualcosa meno rispetto al tratto di Autostrada del Sole che collega Milano a Bologna; o, se preferite, Torino-Cuneo andata e ritorno, con un’ampia circonvallazione intorno al capoluogo della provincia granda. È la distanza che Valter Audisio ha percorso – a piedi – per aggiudicarsi la 24 Ore di Torino, recentemente disputata al parco Ruffini e organizzata dalla società Il Giro d’Italia Run. Partenza alle 10, arrivo alle 10 del giorno successivo; vince chi fa più strada. Come definire la 24 Ore? Misteriosa, affrontata in maniera molto soggettiva da ogni atleta; magica, con il suo passaggio dal dì alla notte e nuovamente alla luce; mistica, perché in un intervallo di tempo così lungo la corsa assume davvero il significato di un viaggio, da un luogo all’altro e dentro sé stessi.

“Una (nuova) sfida con me stesso”
Era la seconda 24 Ore della carriera per Valter Audisio, 55 anni, che già nel 2017, all’esordio in questa competizione, aveva vinto a Torino sfiorando i 215 km. La passione per il podismo lo colse a fine anni ’80, quando insieme a un amico iniziò a gareggiare nei trail in Val Pellice. Così lascio gradualmente gli altri interessi sportivi, dal calcio giocato al basket “arbitrato”. “Mi è sempre piaciuto variare percorsi, distanze e superfici” spiega Valter, che tra strade di pianura e sentieri di montagna, tra asfalto e sterrato, ha concluso una quindicina di maratone, varie mezze maratone e trail, la Pistoia-Abetone – 53 km praticamente di sola salita – e la 100 km del Passatore, quest’ultime rispettivamente nel 2003 e nel 2010. Il sogno è partecipare alla Spartathlon, 246 km tra Atene e Sparta.

Valter si allena 4-5 volte a settimana, nel tempo libero dal lavoro e dagli impegni familiari. Spesso, d’inverno, al mattino prima di andare in ufficio, quando fuori è ancora buio e il termometro sotto zero. L’anno scorso ha sconfitto una recidiva oncologica, quindi è tornato a correre, “perché la corsa mi dà la sensazione di stare bene, mi fa pensare positivo”. E dopo aver gareggiato in una 6 ore a Biella a fine marzo, scoprendosi in ottima forma come prima del lungo stop forzato, ha deciso di presentarsi alla 24 Ore di Torino, “per provare una nuova sfida con me stesso”.

Di corsa, di passo e di testa
Alla partenza Valter aveva chiara in mente la sua gestione di gara, già sperimentata due edizioni fa. 7-8 km di corsa (qualcuno in meno nella seconda metà) alternati con uno di camminata, utile per riposare e alimentarsi, mangiando e bevendo poco ma con buona frequenza. “Nelle ultime 10 ore le sensazioni piacevoli hanno lasciato spazio a fatica e stanchezza” racconta, “così a poco a poco ho iniziato ad affidarmi più alla testa che alle gambe, pensando a completare un giro per volta, un’ora per volta”. La forza mentale fa la differenza in una competizione del genere e Valter ne ha da vendere, “allenata” con la pratica sportiva e con le esperienze che la vita gli ha messo di fronte.

“Fondamentale è stato il sostegno della mia famiglia e degli amici” sottolinea, “sparsi lungo il tracciato mi hanno accompagnato di giorno e persino di notte, spingendomi fino al traguardo. In questo senso gareggiare in un circuito è meglio, perché puoi sempre trovare qualcuno a incitarti, mentre nelle gare in linea mi è capitato di correre per molto tempo completamente solo”. A dargli una mano è stata anche la consapevolezza di essere in testa, una scarica di adrenalina che unita alla temperatura fresca e a qualche caffé gli ha permesso di combattere efficacemente il sonno durante la notte.

Ascoltare sé stessi
Uno degli aspetti più suggestivi della 24 Ore è proprio il buio; relativo, vista l’illuminazione artificiale, ma sufficiente ad amplificare quasi tutti i sensi a discapito della vista. Così, senza che l’occhio suggerisca distrazioni, si presta più attenzione al rumore dei passi e al contatto dei piedi sul terreno. Raramente Valter corre al buio, ma sempre “ascolta” la propria corsa. “La preparazione di una 24 Ore è molto soggettiva” conclude, “alcuni si allenano macinando tanti kilometri, io ho preferito non esagerare per arrivare più riposato, cercando poi sul momento le energie mentali per non fermarmi (se non per le obbligate soste fisiologiche ndr). Ci sono riuscito, ed è stata una bellissima gratificazione personale”.

Luca Bianco

Il resoconto della 24 Ore di Torino 2019 a questo link

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