Baseball: prendere la decisione giusta senza pensare

Baseball News

Pubblicato il: 17/04/2019



Nel baseball “si pensa prima di fare”, una frase che letta di sfuggita appare ovvia e banale ma che in realtà nasconde aspetti molto importanti di questo sport. In altre parole significa che, prima che il lanciatore rimetta in gioco la palla, ogni giocatore in campo deve immaginare tutti gli scenari possibili secondo cui si svilupperà l’azione, riflettendo contemporaneamente anche su come comportarsi in base a ciò che succederà. Questa operazione preliminare è fondamentale perché una volta che la palla è stata lanciata tutto avviene così rapidamente da impedire un vero e proprio pensiero; si deve agire d’istinto e prendere la decisione giusta in pochissimo tempo.

Il discorso vale ovviamente per gli uomini in battuta. 60 piedi e mezzo, poco più di 18 metri, li separano dal monte di lancio, da cui l’avversario scaglia una palla a velocità che si aggirano – mediamente – intorno alle 80-85 miglia orarie, circa 130 km/h. In pratica il battitore ha meno di mezzo secondo per muovere la mazza e colpire, con la difficoltà aggiuntiva di dover valutare gli effetti della palla. Alcune sono dritte e rapidissime, altre solo apparentemente ma più lente e capaci di abbassarsi all’ultimo, altre ancora piene di rotazione, che conferiscono traiettorie a “uscire” o a “rientrare”, allontanandosi dal battitore o dando l’impressione di andare a colpirlo.

Come detto non c’è tempo per pensare. Soltanto di osservare la palla, associare automaticamente il lancio ad altri simili già visti in passato e lasciar partire la mazza di conseguenza, affidandosi all’istinto. “Ecco perché l’allenamento e l’esperienza sono fondamentali” sottolinea Paolo Barbero, “la ripetizione del gesto tecnico permette di fissarlo ed effettuarlo correttamente in maniera ‘spontanea’. Aver vissuto tante partite significa aver provato tante situazioni e di conseguenza avere un bagaglio di ‘scenari’ da cui attingere. Esperienza e allenamento sono un punto di partenza necessario per gestire tutte le variabili che si presentano di volta in volta durante un match”.

Per esempio, nell’ultima giornata Paolo Barbero si è dovuto presentare in battuta all’extra inning, sotto nel punteggio e con la consapevolezza di trovarsi nell’ultima azione d’attacco della partita. La responsabilità pesava sulle braccia e tutto ciò che poteva fare era cercare di rimanere concentrato, “isolarsi” dall’ambiente esterno, ridurre i suoni della panchina e della tribuna a un rumore di fondo cui non prestare attenzione. Focalizzare tutta l’attenzione sulla palla, piccola e bianca, così luminosa – sotto i riflettori che illuminavano il campo intorno alla mezzanotte – da sembrare ancor più veloce.

Paolo l’ha osservata mentre volava verso di lui, scagliata dalla mano del lanciatore; si aspettava un tiro diverso, più curvo e complicato da gestire, ma in un attimo è risucito a “ricalcolare” la traiettoria e rendersi contro che in realtà era più semplice del previsto. Ha fatto roteare la mazza e colpito la palla. Una fucilata radente al terreno, impossibile da afferrare al volo, abbastanza distante dai primi difensori per poter viaggiare fino al campo esterno e dare il tempo ai propri compagni sistemati in seconda e terza base di raggiungere la “casa” e mettere a segno i due punti della vittoria.

“Il bunt precedente ci aveva permesso di avanzare sulle basi, tutti eravamo concentrati e avevamo le idee chiare su quali fossero le decisioni corrette da prendere” spiega Paolo, “tattica e previsione sono state perfette, se abbiamo vinto è stato grazie al gioco di squadra”. Il secondo week end di campionato dei Grizzlies Torino 48 si è chiuso così, con un’invasione di campo “verde” e gli abbracci a Paolo Barbero; uno dei giocatori più esperti del team, potente e affidabile in battuta – capace anche di fuoricampo – e per questo schierato spesso come quarto, per mandare la palla lontana e “pulire” le basi.

Più volte è stato coinvolto in attività di promozione nelle scuole e nell’istruire i suoi giovani allievi ricorda sempre gli aspetti fondamentali della battuta, così come gli vennero insegnati. “Occhi sulla palla” afferma, “e immaginare di impugnare una spada e dover tagliare a metà una mela”. Poi viene la pratica. “Il gesto tecnico va perfezionato e consolidato continuamente” prosegue Paolo, “in allenamento ci si esercita con lanci relativamente facili da colpire e si impara a indirizzare la palla: verso l’alto o in basso, esterna o più centrale”.

In partita bisogna gestire lanci più complessi e prevale l’istinto, che però può essere efficace soltanto se alla base c’è tanto lavoro. “Anche la concentrazione è un fondamentale che deve essere allenato, non è possibile attivarla soltanto durante la competizione dove peraltro entra in gioco la tensione” conclude Paolo, “in un incontro di baseball ci sono moltissimi momenti di ‘pausa’ nei quali è facile distrarsi, ma quando si viene chiamati in causa bisogna essere pronti mentalmente”.

Negli ultimi due match contro il CUS Brescia i Grizzlies lo sono stati un po’ più dei loro avversari, quel tanto che è bastato per consentir loro di raccogliere due vittorie di misura. Hanno sfruttato meglio le poche occasioni a disposizione e vinto con l’organizzazione e la coesione del gruppo, sviluppata in settimane di allenamento. Come tutti i suoi compagni Paolo ha sofferto i lanciatori avversari, due dei quali mancini, più “rari” e quindi più difficili da fronteggiare. Ma ha trovato la valida nel momento più importante.

Luca Bianco

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