Campagna, un’avventura di tiro con l’arco

News Tiro con l'Arco

Pubblicato il: 05/04/2019



Al campo di tiro degli Arcieri delle Alpi situato tra Rivoli e Rosta è primavera. I temporali dei giorni scorsi hanno lasciato spazio al sole e al cielo azzurro; tra le piante sempre più verdi, nel clima di amicizia che sempre contraddistingue l’ambiente del tiro con l’arco, il gruppo di ragazzi della nazionale giovanile si allena in vista delle gare più importanti della stagione. È la nazionale di tiro di campagna, specialità arcieristica detta anche “hunter&field”, forse meno nota rispetto al targa (quella olimpica) ma per certi versi più ricca di fascino, per la sua originalità e per le insidie che presenta durante le competizioni. Prendete il tiro con l’arco – ”il più antico tra gli sport moderni” – il suo silenzio, la concentrazione che richiede. Ma non immaginatelo praticato su un largo terreno pianeggiante, con i paglioni e gli atleti disposti su due file parallele e ordinate, bensì in mezzo a boschi di collina o di pianura, in un centro cittadino oppure in un campo d’erba in pendenza; o ancora in un fosso o in una pietraia. I bersagli sono sistemati ovunque.

Ne esistono di quattro dimensioni diverse, con i cerchi pù esterni da 1 a 4 punti tinteggiati di nero e quelli più interni da 5 e 6 punti colorati di giallo. Di alcuni (field) si conosce la distanza precisa dalla piazzola di tiro, di altri (hunter) soltanto una misura molto approssimata. Un intervallo di parecchi metri che però non è sufficiente per scoccare la freccia con precisione, motivo per cui gli atleti devono imparare a stimare la distanza. Come? “Utilizzando un pezzo di arco” spiegano Giuseppe Seimandi e Marco Morello, arcieri torinesi della nazionale plurimedagliati nella specialità, in questi giorni in collegiale con la nazionale giovanile a supporto del responsabile tecnico Giorgio Botto, anch’egli piemontese. Il metodo è semplice ma richiede tanto allenamento e si affina con l’esperienza. Ponendo il “pezzo di arco” in linea con il bersaglio si guarda quanta parte di quest’ultimo risulta coperta, deducendo la distanza per confronto con le prove svolte con bersagli a distanza nota.

Giuseppe Seimandi (foto Ferruccio Berti)

Questa stima – e il conseguente aggiustamento del mirino per spedire la freccia il più vicino possibile al centro – sono soltanto alcune delle difficoltà che gli arcieri del tiro di campagna devono gestire. Ogni bersaglio si trova in condizioni diverse rispetto agli altri: in mezzo alla vegetazione, in ombra, illuminato dal sole o in controluce, alla stessa altezza della piazzola di tiro oppure più in alto o più in basso. “Un aspetto complicato da gestire è l’equilibrio” aggiungono Marco e Giuseppe, “perché spesso ci si trova a tirare su un terreno in salita o in discesa o poco stabile”. Entrambi hanno gareggiato nei luoghi più disparati. Giuseppe Seimandi ha vinto il primo dei suoi due World Games a Kaohsiung, in Taiwan, tirando persino dalla sommità della pagoda di un tempio verso un bersaglio posizionato molto più in basso.

tiro con l'arco - Marco Morello
Marco Morello (foto Ferruccio Berti)

Era il 2009 e quattro anni più tardi, a Cali (Colombia), l’atleta torinese delle Fiamme Azzurre e degli Arcieri delle Alpi conquistò il suo secondo oro ai Giochi Mondiali, l’equivalente delle Olimpiadi per molte discipline non inserite nel programma a cinque cerchi. Ecco perché rappresentano le medaglie più belle di una bacheca che contiene anche titoli europei e mondiali. Anche Marco Morello, arciere di Aeronautica Militare e Iuvenilia, ha conquistato di recente un titolo europeo, nel 2017 in Slovenia, e con l’amico e compagno di nazionale è salito sul podio a squadre nello stesso campionato europeo e nelle ultime due edizioni iridate. Giuseppe ha vinto tutto con l’arco nudo ed è recentemente passato al compound, Marco è da sempre legato all’arco olimpico.

Già, perché il campagna permette di utilizzare tutti i tipi di arco, anche l’istintivo e il longbow, sebbene questi ultimi non siano previsti negli eventi internazionali. “È una specialità affascinante perché sempre varia e perchè costringe a ragionare sulle difficoltà” sottolineano, “e poi i percorsi sono immersi in luoghi particolari e spesso spettacolari; agli ultimi Mondiali di Cortina, addirittura, alcuni tiri della finale si sono svolti sul trampolino del salto con gli sci”. Hunter&field significa avventura; sia in gara, dove bisogna trovare soluzioni in continuazione, ma anche in allenamento, dove ci si prepara cercando di simulare il maggior numero possibile di situazioni. È un viaggio nei paesaggi e negli ambienti naturali, nella dimensione più profonda del tiro con l’arco.

Luca Bianco

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