Panda Raid: stessa avventura, emozioni sempre nuove

News Rally

Pubblicato il: 03/04/2019



L’avevano già sperimentato l’anno scorso, ma per Walter e Daniele Bottallo il Panda Raid 2019 è stato ugualmente spettacolare. Molti elementi di questa pazza avventura nel deserto del Marocco – un rally su una Panda vecchio modello (o Marbella, che è la stessa auto marchiata Seat anziché Fiat), accanto ad altre 399 auto simili – non hanno rappresentato una novità; ma le emozioni e l’adrenalina sono esplose come se fosse la prima volta e il divertimento è stato lo stesso di dodici mesi fa. “Difficile spiegare a parole l’entusiasmo al traguardo di una prova speciale conclusa nel tempo indicato dal road book – spiegano Walter e Daniele – difficile raccontare la gioia di portare a termine un viaggio simile, insieme, padre e figlio”. Come l’anno scorso l’obiettivo era arrivare in fondo; un obiettivo non scontato, considerando gli oltre duemila kilometri di strada e le insidie meccaniche e ambientali offerta da una gara simile. Ma il 15 marzo i due piloti torinesi si sono trovati di nuovo a Marrakech, sul traguardo di un rally iniziato sette giorni prima.

In classifica si sono piazzati 38esimi – molto più in alto rispetto al 2018 – con l’unico rimpianto di aver perso parecchi minuti nella terza tappa a causa di una vettura insabbiata che bloccava la strada. “Era ‘nascosta’ all’uscita di una curva cieca – raccontano – siamo riusciti a evitare il tamponamento ma ci siamo bloccati a nostra volta. Poi con pazienza e con la collaborazione di altri equipaggi siamo ripartiti e nel tentativo di recuperare almeno una parte del tempo perduto abbiamo spinto al massimo (Walter al volante e Daniele a ‘navigarlo’ ndr). In effetti abbiamo limitato i danni, anche se la classifica era ormai compromessa. Sono stati probabilmente i kilometri più divertenti del nostro Panda Raid”. Hanno rischiato seriamente di uscire di strada in una curva inclinata e nel finale il salto di una duna ha quasi ribaltato la macchina; ma una pronta accelerata di Walter ha impedito all’auto di piantarsi con il muso nella sabbia. “Nessuna paura – assicurano – solo tanta adrenalina, e soprattutto cieca fiducia l’uno dell’altro”.

Fa la differenza, molto più che la strumentazione o l’evoluzione meccanica della vettura, anche in un’edizione come quella del 2019 che tra le undici finora disputate è stata senz’altro quella caratterizzata dal maggior agonismo e dalle maggiori difficoltà delle prove speciali. Un’edizione peraltro entrata nella storia della competizione, perché per la prima volta sono saliti sul podio due italiani: Paolo Colasanti e Enrico Maresca. Non è mancato il clima di amicizia tra quasi tutti gli equipaggi, radunati nei campi base alla sera in grandi pasti collettivi. Così, tra abitacolo e tenda, tra la concentrazione del giorno e l’atmosfera distesa del (poco) tempo libero, la settimana di Walter e Daniele Bottallo è volata in un attimo, nella dimensione “ristretta” della Panda e in quella “immensa” del deserto.

Deserto di sabbia, di terra e di ciottoli, di dune rimodellate dal vento che non di rado disorientano chi guida. Deserto caldo di pianura e molto più freddo di montagna, che a tratti lascia spazio a zone meno aride dove si scorge anche un po’ di vegetazione. Deserto dal cielo limpido, soleggiato durante il giorno e illuminato da una cascata di stelle durante la notte. L’avevano già visitato in più occasioni, ma l’hanno trovato affascinante come la prima volta. Hanno affrontato le sue insidie; per esempio il terreno – piste di sabbia, battute, dure e costellate da pietre – gestito alla perfezione variando il gonfiaggio degli pneumatici. Hanno conosciuto i suoi abitanti, tra cui ragazzi del posto “trasformati” in meccanici per l’occasione e capaci di aggiustare ogni guasto. Hanno attraversato qualche gruppo di case sparse, testimonianza di civiltà in una terra incontaminata. Sono quindi arrivati a Marrakech e tra le sue palme hanno persino visto un po’ di neve caduta a imbiancare i rilievi circostanti, prima di riscoprire l’oceano sulla via del ritorno. La natura selvaggia ha fatto da cornice alle loro emozioni; la ritroveranno l’anno prossimo, sempre uguale e sempre diversa, come il Panda Raid.

Luca Bianco

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