Panna: calcio di strada, fantasia e “skills” al potere

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Pubblicato il: 11/03/2019



Un pallone, due porte piccole in una gabbia circolare o poligonale; una partita uno contro uno senza interruzioni, nella quale vince chi segna più gol in tre minuti oppure chi riesce a “fare tunnel” all’avversario. Si chiama “panna”, è un gioco nato in Suriname nei primi anni 2000, sviluppatosi in Olanda e sempre più diffuso in tutto il mondo con nomi diversi a seconda dei paesi. Parente stretto del calcio di strada, nel quale però le squadre sono composte da più giocatori e si affrontano su campi diversi, è un gioco che si presta a competizioni o semplice svago, decisamente intuitivo e facilmente realizzabile. Sono sufficienti un pallone e una certa dose di fantasia, per “inventare” il modo di tirare la sfera in mezzo alle gambe dell’avversario. Per questo Michele Amerio Donà non insegna ai ragazzi come segnare un gol, ma più che altro come sorprenderli con il tunnel; basta questo per vincere una partita, anche a chi è in svantaggio nel punteggio.

Michele è un ragazzo veneto e nel 2013 ha deciso di cambiare vita. È volato in Belgio per conoscere da vicino il panna e l’ha scoperto in tutto il suo fascino durante un’importante competizione a Bruxelles, in una piazza affollata e piena di entusiasmo. Quindi ha iniziato a viaggiare per l’Europa, attraversando Olanda, Danimarca, Germania e Francia, imparando le “skills” e i “tricks” (le abilità, le tecniche, i trucchi) dai giocatori più forti del continente, allenandole per conto proprio e provandole in partita contro gli stessi “maestri”. È stato l’unico italiano a partecipare a Campionati Europei e Mondiali e recentemente ha deciso di mettere in pratica tutto ciò che ha appreso fondando a Torino l’associazione Panna Italia, per promuovere la disciplina sportiva e la sua cultura.

“È uno sport di grande tecnica, che stimola la creatività e che insegna il rispetto per le regole e per le persone” afferma Michele. Già, perché anche se non scritte in un vero e proprio statuto – cui comunque la World Street Football Federation sta lavorando – le norme di comportamento sono contenute semplicemente nel “fair play” dello sport e della strada. “Il contatto fisico non è mai duro” prosegue Michele, “l’obiettivo è riconquistare il pallone in maniera ‘pulita’, anche per poterne mantenere il possesso e avere quindi a disposizione l’azione successiva”.

Come detto il panna affonda le proprie radici in Suriname, ex colonia olandese del Sud America. “Panna” è proprio una parola olandese (significa cancello) e proprio nei Paesi Bassi è stata sviluppata la tecnica ed è stata introdotta la gabbia. Il risultato è un gioco dinamico, una danza sul pallone, un dribbling dopo l’altro, pochissimi schemi a imprigionare la fantasia e l’improvvisazione. Prima di scoprire il panna Michele giocava a calcio e a calcetto: “il panna è propedeutico per entrambi” assicura, “migliora il controllo di palla, insegna a saltare l’uomo”.

In Italia è comparso in qualche occasione negli anni passati ma solo ultimamente, grazie all’attività e alla passione di Panna Italia, sta iniziando a farsi conoscere. L’associazione ha già avviato attività nelle scuole, oltre a progetti con il Comune e con l’AICS. Organizza due ritrovi a settimana al Bunker di via Paganini, il lunedì alle 19.30 e il mercoledì alle 16.30, in attesa di tornare anche al Parco Dora nella bella stagione.

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