Pallanuoto: da Torino a Belgrado per vivere un sogno

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Pubblicato il: 01/03/2019


pallanuoto - Torino 81

Sei kilometri di nuoto e un’ora di partita. In altura. È anche grazie ad allenamenti come questo se Ivan Vuksanovic è arrivato a giocare nei campionati più importanti di Serbia, Grecia e Italia e se oggi – a trentasette anni – è uno dei giocatori più completi e determinanti della serie A2, miglior realizzatore della Reale Mutua Torino 81 Iren con trenta gol nelle prime undici partite. «Quando ero ragazzo a inizio settembre ci portavano sempre in montagna per una settimana di preparazione – racconta – già sapevamo cosa ci aspettava. La piscina era troppo bassa per giocare, così alternavamo nuoto e palestra senza quasi mai vedere il pallone. Era molto faticoso ma la concorrenza era fortissima; mollare un centimetro significava rimanere fuori squadra».

All’inizio degli anni novanta centinaia di ragazzi popolavano ogni anno il settore giovanile del Partizan Belgrado, la più blasonata società serba e una delle più titolate al mondo. È qui che Ivan Vuksanovic mosse i primi passi nel mondo della pallanuoto. Il papà – ex giocatore – gli insegnò a nuotare e poi gli mise il pallone in mano. Ogni giorno lo accompagnava in piscina all’alba, prima della mattinata di scuola, e al pomeriggio Ivan tornava in acqua, questa volta per l’allenamento con il gruppo. Spesso prima di cena trovava ancora un po’ di tempo per giocare a calcio o a pallacanestro, «due sport da cui ho appreso alcune abilità che poi ho ritrovato anche nella pallanuoto – spiega – in Serbia sono molto popolari anche la pallavolo e la pallamano, ma io ormai avevo scelto la mia strada».

Dopo alcune stagioni nelle giovanili del Partizan – nelle quali aveva anche indossato la fascia di capitano della classe 1981 – Ivan passò alla Stella Rossa e qui, all’età di sedici anni, esordì in prima squadra nel campionato di A1 dell’ex Jugoslavia, proprio nel derby di Belgrado, subito chiamato a un confronto fisico con Dejan Savic, attuale commissario tecnico della nazionale serba. Quest’ultimo non era ovviamente l’unico campione in vasca, su un palcoscenico difficilissimo da raggiungere ma che Ivan aveva conquistato con il talento e con la dedizione.

«Ho iniziato a giocare con l’obiettivo di approdare in prima squadra e ho dato tutto per arrivarci  – assicura – mi ha sempre affascinato la competizione di alto livello, l’adrenalina che una tribuna piena di tifosi è in grado di trasmettere. Ho rinunciato ogni anno alle vacanze estive, ho svolto doppi allenamenti ogni giorno; e alla fine ho realizzato il mio sogno».

Sono trascorsi circa vent’anni da allora e Ivan ha giocato in alcuni dei maggiori campionati europei; e anche oggi alla Reale Mutua Torino 81 Iren vive la pallanuoto con lo stesso agonismo e la stessa passione di sempre. Le trasmette ai compagni di squadra e ai ragazzi del vivaio gialloblu – under 20, 17 e 15 – che segue ormai da tempo, spingendoli a inseguire il loro sogno. Per questo l’estate scorsa ne ha portati un buon numero proprio a Belgrado, nei luoghi dove lui stesso è cresciuto, per un camp organizzato con la Torino 81.

«È stata un’esperienza molto positiva, così abbiamo deciso di riproporla ma allargata ai giovani atleti di tutte le società che desiderano partecipare – aggiunge – l’obiettivo è far vivere al cento per cento la pallanuoto ai ragazzi, con giornate scandite dagli allenamenti, dal confronto con squadre del posto e provenienti da tutta Europa».

Il camp è stato ribattezzato “011” per l’analogia tra i prefissi telefonici di Torino e Belgrado. Inizierà il primo luglio e si concluderà l’11 agosto e ogni settimana sarà dedicata a una categoria diversa, in modo da poter differenziare la preparazione in base all’età. La giornata tipo prevede sveglia, colazione, allenamento mattutino di tecnica e tattica individuale, pranzo e riposo, prima del pomeriggio dedicato alle partite amichevoli internazionali. Un programma molto simile a quello che ha caratterizzato tantissime giornate dell’adolescenza di Ivan.

«Penso che per i ragazzi sia importante crescere anche grazie a un contesto e un gruppo sportivo – conclude – la fatica e il sacrificio nello sport, vissuto insieme ai compagni di squadra, rafforzano il carattere e aiutano ad affrontare le difficoltà quotidiane». Nella sua lunga carriera Ivan ha imparato anche questo; cerca di trasmetterlo ai suoi allievi, in settimana e con il suo esempio ogni volta che scende in campo.

Luca Bianco

Foto di Tonello Abozzi

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