Ciclismo: Mattia Viel e un sogno coltivato fin da bambino

Ciclismo News

Pubblicato il: 31/07/2018



Alcune delle esperienze che viviamo da bambini ci accompagnano per tutta la vita. Le ricordiamo con un sorriso e con gli occhi lucidi e ripeterle regala una sensazione particolare. Ecco perché la vittoria della Sei Giorni di Torino della scorsa settimana è stata davvero speciale per Mattia Viel. Da piccolo andava spesso al Velodromo Francone per assistere alle gare e nelle prime edizioni della Sei Giorni tifava per Marco Villa, attuale commissario tecnico della nazionale maschile di ciclismo su pista. Lunedì scorso Mattia si è trovato sul gradino più alto del podio insieme all’australiano Nick Yallouris, peraltro suo compagno di squadra nel team britannico Holdsworth Pro Racing. In una delle tante prove vinte sul giro lanciato i due hanno anche stabilito il record della pista, scrivendo una seconda volta il loro nome nella storia del Velodromo Francone.

È qui che Mattia Viel ha iniziato ad allenarsi nel 2005, all’età di dieci anni e in un periodo molto complicato della propria vita. “Mia mamma era mancata da poco e la bicicletta mi aiutava a sfogare la rabbia, a pensare ad altro e a divertirmi” ricorda, “nelle stagioni successive ho continuato ad allenarmi per stare con gli amici e perché ottenevo buoni risultati, poi pian piano il ciclismo è diventato sempre più una passione. Ancora oggi mi piacciono l’adrenalina della gara e la sensazione di fatica al termine di un allenamento, una fatica che ‘scarica’ e che dà soddisfazione”.

Nella categoria Juniores Mattia ha vestito la maglia azzurra della nazionale agli Europei e ai Mondiali in pista. Poi è stato contattato da una squadra francese – in pratica il vivaio della nota AG2R la Mondiale – e si è trasferito a Chambéry per due anni, correndo da dilettante e studiando lingue. Nel 2016 è passato al professionismo, chiamato dall’Unieuro Willer – poi Unieuro Trevigiani – quindi è approdato alla Holdsworth, per la quale è andato a vivere in Gran Bretagna.

“I periodi trascorsi all’estero sono stati esperienze molto formative” assicura, “inoltre sono spesso in viaggio per gare e in questi anni ho visitato più di trenta paesi di tutto il mondo. Sono fortunato a esserci riuscito a soli 23 anni”. Mattia parla inglese e francese come l’italiano e conosce anche un po’ di tedesco e di spagnolo. Nelle prossime settimane sarà impegnato in uno stage con il team Androni e parteciperà ad alcune gare su strada, con la speranza che queste possano essere un trampolino di lancio verso le più importanti corse del panorama internazionale.

Negli ultimi giorni si è allenato “a casa”, sulle colline torinesi nelle quali è nato e cresciuto. “Sono un tracciato ideale per il saliscendi” spiega, “e se devo percorrere tratti più lunghi di salita o pianura mi sposto verso le valli di Lanzo o verso Asti”. La vittoria alla Sei Giorni di Torino è stata una dimostrazione del suo ottimo stato di forma, oltre che una grande iniezione di fiducia; il “fattore campo”, il pubblico numeroso e i tanti amici sugli spalti hanno gli hanno regalato emozioni particolari. La varietà delle prove in pista sono state il terreno ideale per le sue caratteristiche tecniche. Adesso il sogno è diventare protagonista anche nelle corse su strada. E all’indomani della vittoria al Tour de France di un pistard come Geraint Thomas, questo sogno non sembra irrealizzabile.

Luca Bianco

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