Fabio Ferrari, re italiano del wrestling

News Wrestling

Pubblicato il: 25/05/2018



Alla fine degli anni ’90 il wrestling in Italia non esisteva se non in televisione e in qualche raro tour di star internazionali. Pochi ragazzi appassionati e sparsi nelle regioni settentrionali, che si erano conosciuti tramite un blog in un’epoca in cui internet non era diffuso come oggi, sentirono il desiderio di creare qualcosa. “Guardavamo gli show alla tv senza conoscere le tecniche” ricorda Fabio Ferrari, genovese classe 1984. A 6 anni vide Hulk Hogan sullo schermo e rimase affascinato da quel gigante abbronzato con i baffi, a 10 fu spettatore il suo primo spettacolo live, a 17 si trasferì in Inghilterra per qualche mese, per imparare le tecniche da atleti professionisti e portarle in Italia.

Quando tornò a casa contribuì in prima persona a dar vita al primo movimento di wrestling italiano, nei primi anni 2000, quando anche nel nostro paese iniziava a crescere l’interesse per questa disciplina. “Organizzammo i primi spettacoli e seminari, invitando atleti internazionali e raccogliendo appassionati” racconta Fabio, che nel mentre cominciò a viaggiare, lottando all’estero contro atleti forti nelle leghe più importanti del mondo.

Oggi Fabio abita a Torino, è atleta e allenatore ma non vive di wrestling. Si è laureato sei volte campione italiano e dal 2008 dirige la scuola che ha fondato, che a partire da giugno organizzerà la propria attività al Wellness Klab di Chivasso. La scuola è oggi affiliata FIW, la federazione che lui stesso ha contribuito a creare circa un anno fa. Da ragazzo ha tratto ispirazione da Ric Flair, Sting, Eddie Guerrero e Shawn Michaels e ha elaborato le loro tecniche per adattarle al suo fisico, “piccolo” per un wrestler.

“Il wrestling è innanzitutto uno spettacolo” spiega, “l’obiettivo è emozionare chi ci guarda (con le acrobazie, con la componente ‘teatrale’ del combattimento) e convincerlo a tornare a vederci. Tecnica e preparazione atletica devono essere perfette perché sono indispensabili per non farsi male. Calci e pugni non sono mai affondati ma si sentono, così come le schienate sul ring. I wrestler più longevi sono spesso quelli dotati di miglior tecnica”.

Fin dai primi anni di attività Fabio si è cucito addosso il personaggio di Red Devil, anche se negli ultimi tempi all’estero combatte semplicemente come Fabio Ferrari. “Recito la parte del cattivo ed entro sul palcoscenico al suono della tarantella” aggiunge, “è un costume che piace, con il quale negli ultimi due anni ho conquistato il titolo intercontinentale POW e quello europeo EPW. Ma la mia più grande soddisfazione è lottare contro gente che guardavo alla televisione, in nazioni dove il wrestling è molto seguito”.

Fabio combatte per le più grosse federazioni europee in Germania, Gran Bretagna, Francia e Austria, dove ha incontrato anche ex atleti di WWE come Rey Mysterio e Alberto Del Rio. Ha partecipato a un tour in Pakistan (il primo della storia in questo paese), un paio di settimane fa è volato in Kuwait e tra pochi giorni sfiderà a Brema il canadese René Duprée in due match di alto livello.

Le sue tecniche più caratteristiche, quelle con cui dà il “colpo di grazia” agli avversari, sono la Devilsault e il Pile Driver. La prima è un balzo dalla seconda corda con salto mortale all’indietro e atterraggio sull’avversario sdraiato a terra; la seconda consiste in una presa, sollevamento e “schiacciamento” del rivale, precedentemente colpito con un calcio. Per dirla come in televisione: “non provateci a casa”.

Luca Bianco

Foto POW – Power of Wrestling

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