Arte e religione, la thai boxe di Sudsakorn Sor Klinmee

Muay Thai News

Pubblicato il: 19/04/2017


thai boxe - Sudsakorn Sor Klinmee

La schiena di Sudsakorn Sor Klinmee è coperta di tatuaggi, tanto da sembrare una pagina di un libro illustrato contenente immagini e preghiere scritte con caratteri orientali. C’è un augurio per avere forza e “buona fortuna” durante il combattimento, un pensiero alla famiglia, un disegno raffigurante una guardia del corpo del re (figura mitologica nella cultura thailandese), un altro che indica la retta via e un altro ancora che rappresenta il denaro. Sono tutti gli elementi che, in una perfetta fusione tra religione e filosofia, compongono la vita di Sudsakorn Sor Klinmee e, in generale, la thai boxe.

In Thailandia questa disciplina è sport nazionale e si tramanda di generazione in generazione; nei locali non ci sono gruppi che suonano ma un ring dove i ragazzi combattono. Sudsakorn Sor Klinmee rimase subito affascinato dal ring; aveva sei anni e uno zio campione. Dopo qualche stagione cominciò a combattere negli stadi locali – affollati di appassionati e di scommettitori – e, una volta cresciuto, nei più importanti stadi di Bangkok.

Oggi ha trent’anni, è tra i migliori fighters del suo paese e di conseguenza del mondo. Sudsakorn è il nome di battaglia e deriva dall’eroe di una leggenda thailandese; Sor è il suo nome di battesimo, mentre Klinmee indica la scuola dove si allena, da lui stesso fondata insieme allo zio. Sudsakorn Sor Klinmee ha dedicato la sua vita alla thai boxe; a 13 anni ha smesso di studiare e con il ricavato dei combattimenti ha iniziato a mantenere la sua famiglia: mamma e fratelli, perché il papà è mancato quando era bambino.

Oggi è una celebrità nel suo paese, è apparso più volte in tv per pubblicità e interviste e ha pure vinto un reality incentrato sulla thai boxe. La sua fama ha indotto una squadra di calcio di serie B thailandese a tesserarlo; gioca poco, ma la sua sola presenza in campo incute timore agli avversari. La sua vita da atleta è rimasta più o meno la stessa di sempre: sveglia all’alba, una corsa mattutina, esercizio fisico generale, riposo e pranzo, altre tre-quattro ore di palestra al pomeriggio. La preparazione mentale consiste nel guardare al match senza paura.

Sempre nei combattimenti fuori dal suo paese e ogni tanto anche in Thailandia, si presenta sul ring con una maschera o un travestimento, elementi che l’hanno reso un personaggio al di là dello sport. Sudsakorn Sor Klinmee ha combattuto a Torino più volte, la prima nel 2010, l’ultima nello scorso gennaio. Tornerà al PalaRuffini il 27 maggio, in occasione di Thai Fight: King of Muay Thai, la rassegna di thai boxe che vede opposte due squadre di fighters thailandesi e italiani rispettivamente.

“Per noi thailandesi è una grande responsabilità” spiega, “da un lato dobbiamo dimostrare di essere i migliori al mondo nel nostro sport, dall’altro dobbiamo far appassionare la gente e far conoscere la nostra disciplina, che è innanzitutto rispetto per l’avversario e per il compagno di palestra”. Sudsakorn Sor Klinmee affronterà il pistoiese Martin Meoni con lo stile “kard chueck” ossia con le corde strette sulle mani al posto dei guantoni. Ci tiene a riscattarsi di fronte al pubblico torinese dopo la sconfitta a Thai Boxe Mania 2017, per mano del francese Vienot.

In Italia si sente quasi a casa; ha conosciuto la moglie (sarda) nel corso di un evento a Olbia e in questo periodo vive con il suo allenatore e manager (oltre che ex atleta di alto livello) Filippo Cinti, originario di Catania ma da sempre residente a Moncalieri. In questo soggiorno in Italia ha combattuto e tenuto seminari. E nel giorno di Pasquetta ha trascorso la giornata con la famiglia Trezeguet; con David condivide la passione per il calcio, con Aaron quella per il ring.

Davanti a sé Sudsakorn Sor Klinmee vede ancora due o tre stagioni di combattimenti ai massimi livelli, poi comincerà a insegnare a tempo pieno, addestrando nuovi campioni all’arte della thai boxe.

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