Yoga: Toccasana per mamme e bambini, fin dal pancione

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Pubblicato il: 13/10/2015



yogaL’infanzia, la gravidanza e la genitorialità rappresentano momenti di crescita irripetibili nella vita di ognuno di noi. Si tratta di cambiamenti epocali ed irreversibili, che, nel bene e nel male ci sconvolgono. Se da un lato le difficoltà non mancano, dall’altro possono diventare un’ottima opportunità per imparare a conoscere e accettare sè stessi.

Una tecnica per iniziare questa grande avventura è sicuramente lo Yoga.

Parola di Alberto Pastrone formatosi presso l’Istituto di Psicosomatica e Yoga Integrale Kuvalayananda di Torino, laureato in Scienze Biologiche e diplomato per l’insegnamento dello Yoga ai Bambini secondo il metodo Balyayoga. Ha lavorato in varie scuole primarie, con adolescenti, giovani diversamente abili e, oggi, è uno dei fondatori dell‘Associazione “La Radice“ di Torino, che promuove lo studio dello Yoga e di altre discipline psicofisiche.

“È difficile da etichettare come sport, perchè sebbene ci sia dell’attività fisica, manca la componente agonistica, il dare giudizi e punteggi. Nello Yoga lo scopo non è diventare ‘bravi’ nelle tecniche, ma fruire di tali tecniche per andare verso un cambiamento di come percepiamo noi e il mondo.”

In cosa consiste?

“Dalle tecniche di respirazione, rilassamento e meditazione, alle asana, posture dello Yoga che, in questo caso, vengono adattate alle condizioni della gestante e alle varie fasi della gravidanza. Si consiglia di aspettare l’inizio del terzo mese, quando ormai la gravidanza è sicura e l’embrione stabilmente ancorato, si evitano posizioni che vadano a comprimere la pancia e negli ultimi mesi si starà meno supini e più sul fianco per evitare problemi circolatori. Le asana funzionano come ‘ginnastica dolce’, mantengono il corpo elastico e sciolgono le tensioni, aiutano a percepire meglio i cambiamenti in atto, a diventare consapevoli.

Infine, si insegnano tecniche che aiutano la percezione, il controllo e l’elasticità del perineo, un’area che nello Yoga è sempre stata investita di enorme importanza, mentre nella nostra società, a meno che non si frequenti un corso preparto, non si sente mai nemmeno nominare”.

Quali sono i benefici sul piano fisico ed emotivo per la mamma nel praticare yoga?

“Prima del parto la mamma avrà meno mal di schiena, maggiore capacità di sciogliere le parti del corpo e di sentire la nuova vita che cresce. La donna è programmata, strutturata per partorire, si è modificata e preparata per 9 mesi. Il corpo ha una sua intelligenza e con lo Yoga lasciamo che faccia la sua parte in quel momento così delicato.

Per quanto riguarda il post parto è importante sapere che, durante la gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, i legamenti della neo mamma sono molto più lassi, perché gli ormoni preparano il bacino ad essere più elastico e attraversabile al momento della nascita. Nel post parto, quindi, si consiglia di ricominciare gradualmente l’attività fisica, senza forzare.

Lo Yoga, se praticato correttamente, può aiutare a riportare la tonicità e riallineare il corpo che ha subito il “trauma” del parto, in particolare il bacino, la regione lombare, quella addominale e il perineo.

È fondamentale, inoltre, diventare consapevoli delle emozioni che accompagnano l’esperienza complessiva della maternità. In un periodo così particolare della vita, gli sbalzi emotivi possono essere lievi o diventare qualcosa di più invalidante, come il baby blues o la depressione post parto. Lo Yoga è di grande aiuto perchè il lavoro sul corpo e sulle emozioni avviene insieme.

Infine, praticare il rilassamento, la respirazione profonda e anche la meditazione con il bambino in braccio o sdraiato sul petto, diventerà un’esperienza bellissima, anche per il neonato.

A proposito di neonato…

“Se il corpo della mamma funziona meglio ed è più in salute anche il feto ne trae beneficio. Tutti i cambiamenti ormonali e dei neurotrasmettitori del cervello della madre vanno a influenzare il bambino e i suoi stati. Ad esempio, alcune future madri si sono accorte di come alcuni alimenti rendessero più euforico il loro piccolo da come si muoveva nel pancione, oppure di come alcune musiche lo acquietassero. Il feto, che in gravidanza vive lo stato di rilassamento in cui entra la madre o i suoi eventuali stati di meditazione, dopo la nascita sarà un bambino che avrà già familiarità con questi stati di coscienza.”

Un’attività in cui non si cerca di fare bene, ma di stare bene è un’attività che non prende tempo, ma lo restituisce.

“Meditare”, forse, non è poi così male…

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