Tuffi : Tuffarsi, non per cadere, ma per volare in acqua

News Sport e bambini Tuffi

Pubblicato il: 05/05/2014



scuola tuffi piscina comunaleLibertà, gioia, follia, ma anche rischio, imprudenza. Sono queste le parole che di solito vengono in mente quando si pensa ad un tuffo in acqua, per non parlare della portata metaforica del termine.

Nel mondo atletico, i tuffi hanno in realtà un’origine militare. Si eseguivano da differenti altezze, ma senza alcuna ambizione stilistica o agonistica. È stato il tedesco Johann Guts Muths nei primi dell’800 a trasformare quello che era un complemento alla ginnastica in uno degli sport individuali più spettacolari di sempre. Nel 1904 lo sport dei tuffi fu incluso tra il programma dei Giochi Olimpici, e dal 1912 fu aperto anche alle donne. Perché non farlo provare ai nostri figli?

Ne abbiamo parlato con Claudio Leone, ex tuffatore di altissimo livello. Oggi è allenatore nella società torinese BLU2006 e, soprattutto, è il papà del piccolo Matteo che “non sa nuotare, ma già gioca a tuffarsi di piedi con i braccioli”.

“Penso che l’età giusta per iniziare a praticare i tuffi sia la fascia dei 6-7 anni. La FIN (Federazione Italiana Nuoto) prevede una suddivisione per categorie, dalla senior fino ad arrivare alla fascia d’età degli esordienti, nella quale è previsto un programma di lavoro molto semplice e al tempo stesso strutturato per gettare le basi verso l’attività agonistica. Tutto ciò non preclude la possibilità di cominiciare prima. Noi abbiamo corsi anche per la fascia 4-5 anni e volendo, se il bambino è autosufficiente in acqua, si può lavorare attraverso il gioco all’avvicinamento ai tuffi. Come primo approccio va benissimo un corso di base a frequenza bisettimanale, articolato su attività in acqua e in palestra. In generale per l’attività agonistica prima si inizia e meglio è, poichè si tratta di un percorso impegnativo e selettivo.”

Il poeta e drammaturgo inglese John Dryden, scriveva nel 1677 : ”Gli errori, come pagliuzze, galleggiano alla superficie; chi cerca perle deve tuffarsi in profondità”. Una considerazione densa e poetica, ma che può anche spaventare un genitore, se riferita a suo figlio. “Erroneamente si tende ad associare ai tuffi le parole pericolo o paura. L’atleta nel momento del tuffo prova solo uno stress positivo, derivante da una condizione di forte concentrazione volta ad ottenere la massima prestazione. I tuffi non sono pericolosi se ben gestiti, – ha spiegato Claudio – sicuramente sono un’attività relativamente difficile. L’importante è non saltare i passi fondamentali. Gli atleti giovani non devono avere fretta, i più maturi non mettere troppa carne al fuoco per non incappare in prestazioni negative che potrebbero portare ad infortuni. Non è semplicemente uno sport d’acqua, ma qualcosa di più ampio che ha maggiori affinità con altre discipline che operano a secco, quali ginnastica artistica e altre attività acrobatiche.”

Come ci si prepara?
“Ci sono tanti aspetti da considerare oltre all’intuitivo contatto con l’acqua, come il volo, la spinta sul trampolino. Esistono diverse fasi nell’esecuzione del tuffo, di conseguenza gli atleti vivono e concepiscono i tuffi differentemente. Prima di affrontare tuffi nuovi con difficoltà elevata, si lavora a secco con l’ausilio della longia (ndr. un modo di provare i movimenti in sicurezza : è un sistema di corde cui è legata una cintura, che varia a seconda che sia per le rotazioni o per gli avvitamenti e viene indossata dal tuffatore in modo che possa provare il tuffo sospeso in aria con più tempo), della cd “macchina delle bolle” che attutisce notevolmente un eventuale impatto negativo sull’acqua. Sicuramente quel che conta maggiormente è il livello dei tecnici, che dovrebbe aumentare di pari passo all’attività svolta.

Come fare a capire se un bambino ha talento?
“In linea di massima un piccolo talento spicca nel gruppo dal primo giorno di attività, a volte è necessario un periodo di lavoro un po’ più lungo per valutare un allievo alle prime esperienze, questo perchè se non supera la prima fase di adattamento all’ambiente.Un buon tuffatore deve sicuramente essere dotato fisicamente, col lavoro si può comunque far tanto anche su soggetti non particolarmente predisposti. I parametri che normalmente si valutano sono principalmente scioltezza e potenza muscolare, rapidità in determinati movimenti e soprattutto coordinazione motoria. Dal punto di vista mentale è indispensabile l’autocontrollo e un buon livello di concentrazione durante le ore di allenamento.”

Dal 4 al 6 aprile 2014 Torino ospiterà i Campionati Nazionali Assoluti di Tuffi Indoor. Dopo le edizioni del 2008, 2010, 2012 e 2013 continua l’indissolubile legame tra la città e la disciplina dei Tuffi. L’anno scorso nella splendida cornice della Piscina Stadio Monumentale la protagonista assoluta è stata Maria Elisabetta Marconi, romana classe 1984 in forze al Gruppo Nuoto Fiamme Gialle, capace di salire sul gradino più alto del podio in tutte le specialità cui prese parte. “Da questi Campionati Italiani mi aspetto un grande spettacolo, come sono state le altre edizioni. I tuffi, sia dal vivo più che in televisione, coinvolgono sempre adulti e bambini. E’ uno sport estremamente divertente ed aggregante, sia da atleti che da spettatori.” Grandi assenti dell’anno scorso sono state le due campionesse Tania Cagnotto e Francesca Dallapè che invece quest’anno delizieranno il pubblico torinese. L’ingresso all’evento è gratuito, una buona occasione per divertirsi con tutta la famiglia.

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