Parkour: Inventiva, fluidità e movimento.Lo sport di chi supera gli ostacoli.

News Street

Pubblicato il: 12/07/2013



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“Il Parkour appartiene a quelli che lo vivono, non a quelli che vogliono vivere grazie ad esso” David Belle, fondatore del Parkour

Per molti, il Parkour, abbreviato in PK, non è solo uno sport, ma un’arte. Consiste nella capacità di saper superare gli ostacoli naturali ed artificiali in modo creativo. Il confronto con gli ostacoli, per chi fa parkour, è una sfida, ma anche metafora e filosofia di vita. E’ un modo di interagire con la realtà che ci circonda, un approccio che ha dei risvolti che vanno ben oltre lo sport, poichè è strettamente coerente con una delle grandi questioni filosofiche dell’uomo, la definizione e il superamento dei suoi limiti. L’inventiva, la fluidità e il movimento tracciano il percorso utilizzando salti, arrampicate, corse e volteggi.

Spesso, questa disciplina metropolitana, che nacque in Francia tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90, si confonde con il Free Running, che è una sua derivazione, il cui approccio è più legato all’originalità e alla spettacolarità. Il parkour è, invece, orientato all’efficienza. E’, etimologicamente, il “percorso del combattente”. Non a caso, trae origine da una forma di addestramento militare nota come Hébertismo, il cui motto è “essere forti per essere utili”. Fu l’ufficiale francese Georges Hébert ad inventarlo all’inizio del Novecento. Per praticarlo e quindi potersi definire “tracciatore” (traceurs) o “tracciatrice” (traceuses) e soprattutto per evitare il rischio di farsi male o correre pericoli inutili, occorre molta preparazione ed esercizio.

Nel torinese si può imparare presso l’Associazione Circo, in Via Tiziano Lanza 35 a Grugliasco.

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