Podismo: Torino Half Marathon, storie di corsa

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Pubblicato il: 10/10/2018



Nella Torino Half Marathon dominata dagli atleti del Kenya – tre sul podio in campo maschile, con il vincitore autore del nuovo record della manifestazione, e due su tre su quello femminile – si nascondono centinaia di storie di sport e di passione per la corsa. Una per ogni partecipante alla mezza maratona sabauda, organizzata da Team Marathon e disputata tra Rivoli e piazza Castello. Storie che si trasformano in sorrisi e abbracci una volta tagliato il traguardo, in foto con amici e parenti giunti nella zona d’arrivo per condividere un momento di gioia. Già, perché completare 21,097 km – ma anche una semplice 10 km oppure una lunga maratona – è una vittoria per qualunque atleta, indipendentemente dalla posizione in classifica. Sesto in graduatoria, primo tra gli italiani e neppure troppo lontano dai cinque battistrada keniani, Giovanni Gualdi ha concluso l’ennesima gara della sua carriera. Una carriera lunga più di trent’anni, passata per varie presenze in nazionale e per un gran numero di maratone e mezze maratone. Non correva a Torino dal 2011, anno nel quale si laureò campione italiano di maratona proprio sul traguardo di piazza Castello. «Tornare qui e chiudere la fatica odierna nello stesso luogo di allora è stato una bella emozione – ha dichiarato al termine della prova – nel 2011 arrivai qui in gran forma, nonostante qualche mese prima fossi stato operato per un problema al tendine. Vincere dopo quel problema fisico fu una grande soddisfazione e il modo migliore per rilanciare la mia carriera. Un bel ricordo, che oggi ho ritrovato».

Nelle ultime stagioni tante cose sono cambiate nel suo modo di vivere la corsa. Bergamasco e tesserato per la Corrintime, oggi Giovanni Gualdi ha quasi trentanove anni e lo spirito con cui pratica la sua disciplina è lo stesso che lo accompagnava quando era ragazzino. «Correvo per divertirmi e per scoprire qualcosa ogni volta – ricorda – poi per una lunga fase della mia vita lo sport è stato un lavoro, prima di tornare ad essere esclusivamente un piacere e un modo per star bene». Non ha mai smesso di allenarsi in realtà; anzi, ha continuato a farlo con grande impegno, attualmente sei giorni a settimana con qualche “doppio”. E nel giorno di riposo dalla corsa monta in sella alla bicicletta e pedala per almeno settanta kilometri. «Corro senza nessun obbligo e senza mai andare oltre le mie possibilità – precisa Giovanni – cercando naturalmente di raccogliere ancora qualche soddisfazione ma accontentandomi dei risultati che ottengo, senza rincorrere il passato». Probabilmente non migliorerà più i suoi primati personali, ma ogni gara sarà un’occasione per tornare in città già visitate in passato e trascorrervi il week end con la famiglia.

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Ad accoglierlo a Torino ha trovato un caldo sole e un percorso molto veloce. In particolare nei primi sette km in leggera discesa, dove si doveva fare attenzione a non “lasciarsi andare” per non pagare lo sforzo nella seconda metà di gara, comunque molto scorrevole e disegnata tra i viali del centro fino all’arrivo nella suggestiva cornice di piazza Castello. In un simile contesto ha trovato il proprio record personale Giorgia Murdolo, quarantaduenne portacolori della Podistica Torino, prima donna italiana in classifica. «Agonista e appassionata – si definisce, con una decina di mezze maratone alle spalle e persino una maratona, completata a Torino nel 2014. «In quel periodo correvo soltanto due volte a settimana, ma ero in forma e accolsi la proposta del mio allenatore – racconta – in un futuro non lontano ne proverò un’altra, a dicembre o l’anno prossimo». Durante l’inverno Giorgia dividerà la passione per la corsa con quella per lo sci; è da sempre una sportiva a trecentosessanta gradi, anche se ha iniziato a praticare il podismo soltanto nove anni fa, incuriosita dalle tante persone che vedeva correre nei parchi e nelle stracittadine.

«Mi sono trovata subito a mio agio – prosegue – e pur rimanendo su livelli amatoriali ho sempre migliorato le mie prestazioni, cogliendo soddisfazioni e stimoli per continuare». Già, perché la corsa è prima di tutto una sfida con sé stessi; ed è una valvola di sfogo e un modo per isolarsi dal mondo, oltre che un “mezzo di trasporto”. «Mi piace l’idea di ‘essere la mia macchina’ – aggiunge Giorgia – di poter raggiungere tanti luoghi a piedi, semplicemente con le scarpe da ginnastica. Per esempio in montagna, dove la corsa presenta difficoltà tecniche e psicologiche maggiori rispetto alla strada, risultando però estremamente varia». Agonista ma soprattutto appassionata, Giorgia si allena quattro volte a settimana e ogni tanto va in piscina o in palestra, per svolgere attività propedeutiche alla corsa. Questa è un allenamento per il corpo e per la mente; una cosa alla quale – al pari di Giovanni – non può più rinunciare.

Luca Bianco

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