Fabio Alverà, quando il curling conduce alle Olimpiadi

Curling News

Pubblicato il: 12/05/2018



Ognuno di noi ha un luogo in cui si sente a casa, nel quale confluiscono ricordi e piacevoli sensazioni. Per Fabio Alverà, cortinese classe 1959, è Torino, perché qui ha vissuto l’esperienza sportiva più coinvolgente della sua vita: le Olimpiadi. Nel 2006 vestì la maglia azzurra nella nazionale di curling e tra palaghiaccio di Pinerolo e villaggio olimpico ha lasciato un pezzo del suo cuore. “L’ingresso nello stadio con tutta la delegazione italiana durante la cerimonia di apertura mi fa venire i brividi ancora oggi” racconta, “così come ripensare all’atmosfera di quei giorni, all’entusiasmo della gente che assisteva alle partite e che si incontrava in giro per la città”.

Ogni edificio e ogni strada richiamano emozioni particolari e Fabio ne ha riscoperte alcune alla recente Turin Curling Cup, quando sul ghiaccio del Tazzoli ha riabbracciato amici e avversari di tante sfide passate. Alla stessa manifestazione aveva partecipato due anni fa in occasione del decennale dei Giochi, scendendo in pista insieme ai compagni della squadra olimpica del 2006.

Oggi Fabio ha 58 anni e gioca soltanto più per divertirsi. Interruppe l’attività agonistica nel 2006 al termine del Campionato Italiano successivo alle Olimpiadi e proseguì la carriera da allenatore già intrapresa molto tempo prima, con un lungo incarico da tecnico della nazionale. Attualmente segue la squadra femminile campione d’Italia nelle categorie Ragazzi e Junior.

“Al di là degli insegnamenti tecnici mi piace pensare che i miei allievi provino le stesse sensazioni che provavo io” afferma, “mi emoziono per le loro vittorie più di quanto non accadesse per le mie”. Ne ha ottenute parecchie in carriera – tra cui 13 titoli italiani assoluti – e altrettante sono state le soddisfazioni, tra le quattro convocazioni ai Campionati Europei e le due partecipazioni ai Mondiali.

Iniziò a giocare nei primi anni ’80, quando in Italia il curling era praticato da semplici appassionati e soltanto a Cortina d’Ampezzo e in val di Cembra. Un amico lo invitò allo stadio olimpico di Cortina per scoprire questo gioco e Fabio, all’epoca calciatore e atleta di biathlon, rimase incuriosito. “Provai e mi piacque subito il modo in cui si crea il gruppo” aggiunge, “così come il fatto che all’interno della squadra i compiti molto diversi di tutti i giocatori si uniscano in maniera perfetta. Tutti tirano e tutti ‘scopettano’, in momenti diversi in base al ruolo, a sua volta stabilito secondo le caratteristiche tecniche e mentali di ciascuno”.

Fabio Alverà ha conosciuto il carattere amatoriale del curling e quello più agonistico, entrando in nazionale nella seconda metà degli anni ’80. “Ad alto livello è uno sport che richiede grande preparazione atletica, capacità di equilibrio e di concentrazione per lunghi periodi” spiega, “una volta in Norvegia svolgemmo un allenamento con un maestro di danza, per lavorare sull’equilibrio e sulla fluidità dei movimenti”.

Per lui il curling è anche una questione di famiglia; la sorella Claudia ha giocato in nazionale a Europei e Mondiali, il figlio Alberto è stato più volte campione italiano Junior e la figlia Eleonora ha partecipato alle Olimpiadi del 2006. Fabio ha trasmesso a tutti la sua passione, la stessa che oggi cerca di instillare nei suoi atleti e che un po’ di anni fa l’ha condotto fino ai cinque cerchi.

Luca Bianco

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