Sergiy Polikarpenko, “tra atletica e triathlon scelgo entrambe”

Pubblicato il:   ·   Di: Luca Bianco

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Sergiy Polikarpenko, “tra atletica e triathlon scelgo entrambe”

Sul grande prato della Pellerina che nelle fredde mattinate d’inverno accoglie gli Studenteschi di corsa campestre c’è un ragazzo che corre. Alto e biondo sembra volare sull’erba, con la testa protesa in avanti e il passo lungo e leggero che “divora” il terreno; spesso da solo a guidare la gara, sempre primo al traguardo. Oggi Sergiy Polikarpenko, per tutti Sergio, ha 19 anni. Dai tempi degli Studenteschi che vinceva al liceo è cresciuto ed è diventato ancora più forte, al punto da conquistare l’argento dei 10 mila agli Europei Under 20, l’estate scorsa a Grosseto. Aveva già vestito la maglia della nazionale giovanile nel 2016, ai Mondiali di atletica e agli Europei di cross. E tornerà in azzurro nel prossimo fine settimana, nuovamente per gli Europei di campestre. Il curriculum è già di per sé invidiabile, ma risulta straordinario se si pensa che la corsa è in realtà soltanto una parte della vita sportiva di Sergiy Polikarpenko, da sempre atleta di triathlon.

Non poteva essere diversamente, con papà Volodymyr triathleta della nazionale ucraina negli anni ’90 e 2000, bronzo europeo e tre volte alle Olimpiadi, da Sydney a Pechino passando per Atene. Così Sergio ha iniziato a nuotare all’età di 6 anni, a poco a poco è montato in bicicletta e ha intrapreso anche la corsa, scoprendo in quest’ultima un talento fuori dal comune che gli permette di competere con gli specialisti del fondo e del mezzofondo. “Finché riuscirò a conciliare triathlon e atletica ad alto livello continuerò a gareggiare in entrambe” assicura.

Nuota tutti i giorni tranne la domenica, quasi sempre con la squadra agonistica dell’Aquatica Torino. Quando esce dalla piscina va al parco Ruffini, dove corre nel gruppo del CUS Torino seguito da Gianni Crepaldi, sulla pista del Nebiolo o tra i viali del parco. In città non è semplice allenarsi in bicicletta, motivo per cui si dedica alle due ruote specialmente nel week end, quando ha tempo per andare a pedalare sulle strade fuori Torino. A tutto questo Sergio aggiunge qualche seduta di preparazione in palestra, cosicché si allena in pratica 4-5 ore tutti i giorni, “coordinato” e consigliato anche dal papà.

“A volte è difficile conciliare le diverse discipline, dal punto di vista organizzativo e anche a livello fisico” spiega, “nuoto e corsa, per esempio, sono praticamente opposte per certi aspetti, ma per altri sono un buon allenamento l’una per l’altra. In generale penso che sia giusto puntare verso traguardi sempre più difficili; se si riescono a raggiungere la soddisfazione è doppia”. Il discorso vale anche per lo studio, perché terminato il liceo scientifico Sergio ha deciso di iscriversi al Politecnico, nel corso di laurea di ingegneria aerospaziale. “Mio papà mi ha avviato allo sport ma mi ha anche fatto capire l’importanza dello studio” prosegue, “per questo oltre agli obiettivi sportivi ho sempre avuto anche ambizioni scolastiche”.

Sulle orme di Sergiy sta camminando anche il fratello Kiril, 14 anni, giovane triathleta con propensione per la corsa. A completare il quadro di una famiglia di grandi sportivi è da citare il nonno paterno Vova, giocatore di tennis tavolo dell’ex Unione Sovietica.

Sergiy Polikarpenko è nato in Ucraina ma vive a Torino da quando ha sei anni. È appassionato di basket e sa giocare a calcio e a tennis. Nel triathlon a livello giovanile ha ottenuto buoni risultati in Italia e anche alcune medaglie internazionali in Coppa Europa. Per quanto riguarda l’atletica, nella sua bacheca risplende ovviamente l’argento europeo di Grosseto. “Era il mio secondo 10 mila in pista e la prima volta che mi ero cimentato sulla distanza l’avevo trovata durissima” racconta, “stavo bene ma non pensavo di valere la medaglia; poi la gara tattica mi ha aiutato e mi ha regalato questa bella soddisfazione”. Partirà in questo giorni per Samorin (Slovacchia), per una nuova avventura in azzurro e per una nuova gara di cross, in fondo non così diversa da quelle corse irresistibili sui prati della Pellerina.

Foto di FIDAL Colombo/FIDAL

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