Football Americano: Chris Salvi, “niente è come il football”

Football Americano News

Pubblicato il: 12/05/2016



Divertimento, lavoro, gioco di squadra. Ecco in tre punti la filosofia di football di Chris Salvi, 26 anni, americano, uno dei leader difensivi e non solo dei Giaguari. Il divertimento l’ha accompagnato lungo tutta la sua carriera; fin dall’infanzia, quando era solito trascorrere il tempo libero giocando con tre dei suoi quattro fratelli a “ten yard game”, sul cemento sotto casa di Chicago. “Io ero in squadra con il più grande dei miei fratelli contro i due di mezzo” ricorda, “credo che la mia passione per gli sport ‘duri’ e di contatto sia nata proprio in quel periodo”.

Con il tempo, passando per l’high school e per due squadre di college, tra cui la prestigiosa Notre Dame, Chris Salvi ha scoperto il lato più “faticoso” del gioco, ma anche la sua componente più bella. “Il campionato ha poche partite e l’allenamento ha un ruolo dominante. Per questo deve piacere il lavoro. Il football è anche il gioco di squadra per eccellenza; unisce persone di razze e paesi diversi, atleti di 70 kg con altri di 150. In certi casi può essere pericoloso e ‘far male’, ma se ci si diverte nessuno sport è come il football”.

In America la gente lo gioca nei parchi al pari del calcio in Italia, nella sua variante “catch”, cioè con tanti passaggi e senza placcaggi. Chris Salvi iniziò a praticarlo a dieci anni, seguendo il suo interesse e la sua propensione verso tutti gli sport. Prima di dedicarsi al cento per cento alla palla ovale – come giocatore e come coach – è stato anche corridore, pugile e appassionato di pallacanestro. Il football però ha avuto da subito un significato diverso; prima passatempo di un ragazzino, poi via di fuga, oggi anche un modo per trasmettere insegnamenti.

Una specie di vocazione, che ha portato Chris in Italia all’inizio del 2014. “Una nuova città, una nuova lingua, una nuova cultura; per me era tutto diverso ma ho trovato un gruppo fantastico. I Giaguari erano appena saliti in prima divisione, una sfida molto interessante e avvincente. Mi sono divertito parecchio e anche dal punto di vista dei risultati non fu una brutta stagione”.

Lasciò il segno, a livello tecnico e soprattutto umano. La sua partenza rattristò tutti, il suo ritorno ha portato entusiasmo e fiducia. “Quest’anno sento più responsabilità in campo e come allenatore, perchè so di dover contribuire alla crescita della squadra e dei giovani. Ma qui mi trovo bene, Torino è la mia seconda casa dal momento che a parte Chicago non ho mai vissuto così tanto tempo nella stessa città. Non è troppo grande né troppo piccola, mi piacciono le persone e ho stretto ottime amicizie. Ci tornerò spesso”.

Questo sito prevede l'utilizzo dei cookie. Continuando a navigare si accetta il loro utilizzo. OK Maggiori Informazioni